Lino Frongia
Opere
Biografia
Lino Frongia nasce nel 1958 a Montecchio (Reggio Emilia). Vive e lavora a Roma dal 1990.
Frequenta l'Istituto d'Arte di Parma e si diploma all'Accademia di Belle Arti di Bologna, dove segue i corsi di Concetto Pozzati. Nel 1977 segue con interesse le esperienze maturate nell'ambito dell'arte concettuale senza rinunciare però a interventi pittorici che gli consentono una più libera espressione.
Nel 1979 presenta la copia del celebre dipinto di Rembrandt Dopo la deposizione (riprodotto fedelmente non solo nella tecnica pittorica ma anche nella cornice e nella didascalia in ottone). Il quadro è tenuto distante dallo spettatore mediante un cordone, accorgimento tipico dei musei.
Nella prima metà degli anni Ottanta la pittura di Frongia è indirizzata su un naturalismo poco congeniale alla sua sensibilità artistica. Tuttavia, è fervente l'attività espositiva. Nel 1980 l'artista presenta la sua prima personale alla Galleria La Minima di Reggio Emilia, espone nel 1983 a Morciano di Romagna, partecipa alle rassegne "Paesaggio senza territorio" (1986) e "Natura morta" (1987), tenutesi al Castello di Mesola a Ferrara, alla esposizione della Collezione Franchetti a Genazzano (1986) e alla XI Quadriennale di Roma (1986).
Successivamente la sua ricerca tende a una "irreale artificialità": figure di uomini e donne contemporanei si allungano come quelle di Parmigianino e i colori algidi assumono l'effetto stridente dal colorismo timbrico del Manierismo veneto. Gli stessi caratteri, associati al visionarismo di El Greco, al magnetismo del "Realismo magico" di Donghi e alle atmosfere metafisiche di De Chirico, si riscontrano nei dipinti esposti nel 1991 alla personale tenuta alla Galleria Netta Vespignani di Roma.
Per Frongia il legame con la storia dell'arte non è citazione iconografica, ma espediente per rievocare una sensazione di “lontananza temporale". Il vuoto domina sui pochi elementi della composizione, nella quale l'uomo, principale elemento d'indagine, è inserito in uno spazio privo di profondità.
La seconda personale alla Galleria Vespignani (1994) viene presentata in catalogo da Maurizio Calvesi, il quale invita a porre l'attenzione sulla ieraticità dei personaggi ritratti. La sinteticità dei contorni, i colori freddi degli incarnati e i gesti temporalmente sospesi conducono allo straniamento, rappresentazione della vera essenza dell'uomo al di là del contingente e del naturalismo. In un paesaggio nudo e disabitato è ambientata La veglia (1996), dipinto esposto alla mostra "Martiri e Santi" presso la galleria L’Attico di Roma. Presenze incongrue riconducono a una visione onirica e arricchiscono l'opera di significati simbolici: alle spalle del giovane dormiente e della donna madre Sibilla si estende una duna, aldilà della quale si scorge una prua. Il racconto esistenziale di Frongia lega metaforicamente due momenti lontani, il movimento e il sonno, il viaggio e il sogno.
Nello stesso anno l'artista espone, al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", opere realizzate tra il 1982 e il 1996.
La mostra ai Civici Musei di Reggio Emilia, nel 1997, è una conferma della poeticità della sua pittura visionaria ed esistenziale. Tra le opere esposte (Donna con la testa già in ombra, 1997; Una ragionevole ipotesi, 1997) ricorre il particolare di una cornice vuota che reclama a sé il quadro.
Nei dipinti di Frongia si avverte una linea di continuità, quasi un progetto autobiografico, rivelato dalla presenza costante dell'artista e dei suoi genitori (Autoritratto come veggente, 1990; Autoritratto come pastore, 1996). Il proposito di riportare sulla tela la purezza delle sensazioni, deformando le figure e disinteressandosi della rappresentazione mimetica dell'oggetto, determina il proposito di un continuo perfezionismo, supportato da una notevole perizia tecnica, che induce l'artista a tornare più volte sullo stesso dipinto.
Nel 2000 Frongia espone alla mostra "Arte Contemporanea Lavori in corso 10" L’appello (1997) e Movimento in suono (2000). Quest'ultima tela, realizzata per la Galleria Comunale di Roma, viene acquistata dal Museo nello stesso anno. L’essenzialità della composizione evoca un “luogo dove tutto accade" in una ferma e assoluta temporalità. Nello stesso anno l'artista tiene una personale allo Studio Lipoli di Roma, partecipa alla IX Biennale d'Arte Sacra (San Gabriele, Fondazione Staurós) e alla mostra "Incontri d'amore a Roma. Dieci artisti/Dieci scrittori" (Roma, Casa delle Letterature). Nel 2005 è presente alla Galleria A.A.M. di Roma con una personale dal titolo “Opere recenti”, presentata in catalogo da Philippe Daverio, Emilio Del Gesso, Francesco Moschini, Lucia Presilla.
Attualmente vive e lavora tra Roma e Montecchio.